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Lui & Lei

Il Profumo del Gelsomino


di benves
03.11.2026    |    3    |    0 6.0
"Accelerò il ritmo, la sua bocca calda e umida che mi succhiava con una voracità che mi fece perdere ogni pensiero..."

La sera in cui mio figlio Luca mi presentò le sue amiche, non avrei mai immaginato che sarebbe stata l'antipasto di un capitolo così sorprendente della mia vita.
Ero seduto a capotavola, i capelli grigi che luccicavano sotto le luci del neon della cucina, il mio corpo ancora scolpito dalla palestra che cercava di rilassarsi nella camicia di lino bianca.
Luca rideva con le tre ragazze, ma i miei occhi erano catturati da una di loro.
Lei si chiamava Giulia.
Occhi verdi come il mare in tempesta, capelli corvini che le cadevano lisci sulle spalle, un fisico asciutto che si muoveva con una grazia felina.
Il suo seno piccolo disegnava curve delicate sotto la maglietta, e ogni volta che rideva — un suono cristallino — sentivo un brivido percorrermi la schiena.
Non volevo essere il classico padre di mezza età che sbava sulle amiche del figlio, ma il mio sguardo non riusciva a staccarsi da lei.
La cena fu un turbinio di chiacchiere e risate, ottimo cibo preso in una nota rosticceria ma soprattutto ottimo vino che stava alzando la temperatura.
Io raccontavo aneddoti del mio lavoro, loro ascoltavano temevo con falso interesse, e Giulia ogni tanto mi lanciava occhiate che mi facevano pensare che forse, sotto quella superficie innocente, ci fosse qualcosa di più.
Quando ci trasferimmo in salotto per un digestivo, lei si sedette accanto a me sul divano, e il suo profumo — gelsomino e vaniglia — mi avvolse come una carezza.
Poi, troppo presto, si congedarono da me per andare a ballare.
Giulia mi strinse la mano un secondo più del necessario, e io rimasi lì, con il cuore che martellava, a chiedermi se avessi immaginato tutto.
Tre giorni dopo, il mio cellulare squillò, numero sconosciuto. Solitamente non rispondo ma, quella volta, qualcosa mi suggerì di rispondere e, fortunatamente feci bene !
La voce di Giulia, leggermente incerta, mi sorprese.
«Signor… scusa, posso chiamarti Andrea? Ho bisogno di un consiglio. Sul lavoro, intendo. Non so a chi altro rivolgermi, Luca mi ha detto che sei un esperto in materia e mi ha dato il tuo numero»
« Ciao, che piacere sentirti, certamente, Luca ha fatto benissimo, come posso aiutarti?» risposi prontamente, felice che avesse il mio numero e che si fosse ricordata il mio nome
Il mio cuore accelerò.
Per risolvere i suoi problemi di lavoro, le proposi un pranzo in un ristorante rinomato, e lei accettò con un sospiro di sollievo da parte mia, perché temevo in un rifiuto.
Il giorno dopo, la vidi entrare nel locale: indossava un tailleur elegante, ma i suoi occhi verdi erano segnati da una stanchezza che non avevo notato prima.
Ordinammo del buon cibo e parlammo del suo tirocinio, delle difficoltà a trovare un equilibrio tra studio e lavoro, ma a metà pasto, lei posò la forchetta e mi guardò dritto negli occhi.
«Andrea, devo esserti sincera, quella del consiglio professionale era una scusa, non ce la faccio più. Tra l'affitto, le tasse universitarie ed i libri, sto affogando, ed i miei non navigano nell’oro. Mio padre non può aiutarmi, mi ha detto che devo arrangiarmi ed io…»
Fece una pausa, le sue dita tremavano leggermente attorno al calice di vino.
«Ho pensato a una soluzione, forse un po' audace. Vorrei che tu diventassi il mio sugar daddy»
Rimasi di stucco « sugar daddy» che strana parola, l’avevo sentita qualche volta ma, ammetto di essere un boomer e di non conoscerne il significato quindi, fu lei a fare chiarezza
Lei continuò, con una voce che cercava di essere sicura ma che tradiva l'emozione: «Tu mi mantieni, mi paghi l'università i libri e le spese, i soldi che mi darà mio padre li terrò per i vizi ed io… mi concedo a te, soddisferò ogni tua voglia, ogni tuo desiderio. So che potrebbe sembrare strano, ma tra noi c'è già qualcosa, l'ho sentito quella sera, ed io ho bisogno di te quanto tu hai bisogno di me. Ho notato come mi guardi, ho notato il desiderio nei tuoi occhi. Pensaci, potrebbe essere conveniente per entrambi»
Il mio respiro si fece profondo.
La osservai: la sua vulnerabilità era disarmante, ma c'era anche una sfida nei suoi occhi.
«Giulia, sei sicura?» chiesi, la voce roca quasi tremolante.
L’offerta era allettante, una giovane e bellissima donna mi stava concedendo i suoi favori in cambio di favori economici da parte mia.
«Giulia, sei sicura?» ripetei temendo di aver frainteso la sua offerta
« Sicurissima» replicò lei annuendo, ed io sentii un calore diffondersi nel petto.
Non ci pensai un attimo «Allora accetto» risposi prontamente prima che lei ci ripensasse
« Ma voglio che sia chiaro: non sarà solo un accordo, sarà qualcosa di più, un patto indelebile e nessun altro dovrà saperlo, fino a quando io ti manterrò tu ti concederai a me»
Lei sorrise, un sorriso timido e allo stesso tempo promettente.
Si alzò di scatto dalla sedia, mi stampò un bacio sulla bocca sorridendo e disse «Va bene. Quando iniziamo?»
«Stasera, a casa mia, dammi il tuo iban che ti faccio un bonifico immediato come compensi di lavoro così tutti penseranno che lavori per me e nessuno sospetterà» mi affrettai a dire felice e pregustando già quello che sarebbe accaduto
Quella sera, il campanello suonò alle otto precise.
Aprii la porta e la vidi lì, sotto la luce dell'ingresso: un abito a tubino nero che le aderiva come una seconda pelle, senza reggiseno — i suoi piccoli seni disegnavano due dolci rilievi sotto il tessuto — e tacchi alti che slanciavano le sue gambe.
I capelli corvini erano sciolti, e il suo trucco leggero accentuava la profondità dei suoi occhi verdi.
«Ciao, Andrea» mormorò, entrando con un passo felino. Il suo profumo mi avvolse, gelsomino e vaniglia, e sentii il mio corpo reagire immediatamente. La guidai in salotto, ma lei non si sedette, si voltò verso di me, e con un movimento lento e deliberato, si passò una mano tra i capelli.
«Ho pensato a questo momento tutto il giorno» disse, la voce un sussurro.
«A come mi avresti guardata, a come mi avresti toccata, i miei coetanei sono molto goffi e frettolosi, tu so che sarai diverso, che potrai insegnarmi molte cose, che sarai dolce e gentile»
Fece un passo verso di me, mi stampò un bacio sulla bocca, sentii la sua lingua cercare la mia, le nostre lingue danzarono nella mia bocca ed il suo sapore di fragola mi inebriò
Le sue mani si posarono sul mio petto, scivolando lungo la camicia.
Sentii i suoi polpastrelli tracciare linee di fuoco attraverso il tessuto.
Sbottonò il primo bottone, poi il secondo, con una lentezza studiata che mi fece perdere la testa.
«Sei così in forma» mormorò, ammirando i muscoli del mio petto che emergevano «Mi piace, non hai la classica pancetta degli uomini della tua età»
Poi, con un gesto deciso, si inginocchiò davanti a me.
Il suo viso era all'altezza del mio inguine, e i suoi occhi verdi erano pieni di desiderio.
Sbottonò i pantaloni con una lentezza esasperante, e quando la mia erezione fu libera, lei emise un piccolo sospiro di apprezzamento.
«Sei magnifico» sussurrò.
Le sue dita avvolsero il mio membro, calde e decise.
Iniziò a muovere la mano su e giù, lentamente, mentre la sua lingua usciva e tracciava un cerchio umido sulla punta.
Sentii il mio respiro farsi irregolare, e lei lo notò, sorridendo con malizia.
Poi aprì la bocca e mi prese dentro, fino in fondo, senza esitazione.
Il calore della sua bocca era paradiso.
La sua lingua si muoveva in cerchi attorno al mio glande, mentre la sua testa ondeggiava in un ritmo ipnotico.
Ogni tanto si fermava, risaliva con la lingua lungo il mio fusto, e poi riscendeva, prendendomi ancora più in profondità.
Le sue mani massaggiavano i miei testicoli, e sentii un piacere intenso che mi saliva dal basso.
«Così» ansimai, afferrando i suoi capelli corvini. «Proprio così.»
Lei gemette, e la vibrazione della sua gola mi fece tremare.
Accelerò il ritmo, la sua bocca calda e umida che mi succhiava con una voracità che mi fece perdere ogni pensiero.
Avrei Voluto venirle in bocca, ma non c’era fretta, volevo anche assaggiarla.
La tirai su, con un gesto deciso, e la guardai: le sue labbra erano gonfie e lucide, i suoi occhi pieni di desiderio.
«Ora tocca a te, voglio vedere i tuoi occhi che si illuminano mentre godi» dissi con la voce roca.
La guidai verso il divano, la feci sedere.
Sollevai il suo abito fino alla vita, sfilai il suo perizoma nero, rivelando la sua figa completamente rasata, liscia come seta e già bagnata.
Il suo profumo mi colpì, dolce e muschiato, e sentii la mia bocca riempirsi di saliva.
Mi chinai, e il mio respiro caldo la fece rabbrividire.
«Ti prego» sussurrò, le sue dita che si muovevano impazienti.
La mia lingua trovò il suo clitoride, piccolo e duro, e lei gemette forte, gettando la testa all'indietro. Iniziai a leccarla con lentezza, assaporando ogni centimetro della sua pelle, sentendo il suo sapore inebriante.
Le sue gambe si aprirono di più, offrendomi tutto, invitandomi, ed io ne approfittai.
La mia lingua si muoveva in cerchi, poi in linee verticali, poi tornava al suo clitoride con una pressione crescente.
Le sue dita affondarono nei miei capelli grigi, tirandomi più vicino, e i suoi gemiti diventarono più intensi, più disperati.
«Non fermarti ti prego, continua» ansimò. «Per favore, non fermarti»
La mia mano scivolò sotto il suo abito, trovando il suo seno piccolo e perfetto.
Il capezzolo era duro come un sassolino, e lo strinsi delicatamente tra le dita mentre la mia lingua continuava a danzare sulla sua figa.
Sentii il suo corpo irrigidirsi, i suoi muscoli tendersi, ed intuivo che era vicina a godere.
«Vieni» ordinai, la mia voce un ruggito soffocato contro la sua pelle.
Lei urlò, un suono acuto e liberatorio, mentre l'orgasmo la travolgeva.
Le sue gambe tremavano, le sue anche si sollevavano contro la mia bocca, ed io continuai a leccarla, a succhiarla, bevendo ogni goccia del suo piacere, assaporando il suo nettare, quel dolce miele che era tutto per me.
Quando si calmò, cadde all'indietro sul divano, ansimante, il suo corpo scosso da piccoli tremiti.
«Sei incredibile» mormorò, la voce rotta «lo sapevo che avresti potuto farmi sentire come nessun mio coetaneo prima d’ora, non pensi solo a te stesso ed al tuo piacere, stai pensando anche a me, sei incredibile»
La sollevai tra le braccia, il suo peso leggero contro il mio petto.
La portai nella mia camera da letto, la deposi sul letto, e lei si sollevò sui gomiti, gli occhi verdi che brillavano di desiderio.
Si tolse l'abito con un movimento fluido, rivelando il suo corpo nudo: il seno piccolo e perfetto, la vita stretta, le anche che si allargavano dolcemente.
«Scopami» disse, la voce un sussurro carico di promesse ancora in preda la piacere
«Voglio sentirti dentro di me, fammi godere, prendimi»
Mi chinai su di lei, il mio corpo sopra il suo.
Le sue gambe si avvolsero attorno alla mia vita, tirandomi più vicino, e sentii la sua figa calda e umida contro la mia erezione.
Con un movimento lento e deliberato, la penetrai.
Lei gemette, un suono profondo e gutturale, mentre il mio membro la riempiva completamente.
Mi fermai un istante, godendo della sensazione del suo corpo che mi stringeva, poi iniziai a muovermi.
Il ritmo era lento all'inizio, ogni spinta un'esplorazione. La guardavo negli occhi, vedendo il piacere riflettersi nel suo sguardo, sentendo le sue unghie affondare nella mia schiena.
Poi accelerai, le mie spinte più profonde, più decise, e lei gemette più forte, il suo corpo che si muoveva contro il mio in perfetta sincronia.
«Così» ansimò. «Proprio così, non ti fermare»
Il suono delle nostre pelli che si incontravano riempiva la stanza, un ritmo primordiale che ci univa. La sua figa era calda e stretta, e ogni spinta mi faceva perdere un pezzo di controllo.
La sollevai leggermente, cambiando angolo, e lei gemette più forte, le sue mani che stringevano le lenzuola.
«Lì» urlò. «Si lì proprio lì, non fermarti ti prego.»
La presi con più foga, il mio corpo che si muoveva sopra il suo, il sudore che ci univa.
Sentii il suo secondo orgasmo avvicinarsi, i suoi muscoli che si contraevano attorno a me, e io accelerai, spingendola verso il culmine.
«Vieni» ordinai, la voce roca.
Lei urlò, il suo corpo che si irrigidiva mentre l'orgasmo la travolgeva, e io sentii il mio piacere montare, inarrestabile.
Mi ritirassi appena in tempo, e lei si mise in ginocchio, la sua bocca aperta, i suoi occhi verdi che mi guardavano con un'intensità che mi fece esplodere.
Venni nella sua bocca, un getto caldo e abbondante, e lei ingoiò tutto, senza perdere una goccia.
Le sue labbra si chiusero attorno a me, succhiando l'ultima goccia, e poi sorrise, un sorriso soddisfatto e malizioso.
«Delizioso» mormorò.
Ci sdraiammo, sudati e soddisfatti, il suo corpo accoccolato contro il mio, la sia testa appoggiata sul mio metto, era una dolcissima visione.
La sentivo respirare, il suo cuore che batteva all'unisono con il mio, e sapevo che questo era solo l'inizio.
Da quel giorno, l'accordo divenne realtà.
Le pagai l'università, l'affitto, le sue spese, ed ogni settimana, lei veniva a casa mia, ed il nostro rituale si ripeteva: la cena, le chiacchiere, e poi il letto, dove lei si concedeva a me con una passione che non smetteva mai di sorprendermi.
A volte si addormentava stanca ed io la guardavo mentre dormiva, i suoi capelli corvini sparsi sul cuscino, il suo respiro leggero e regolare.
Non era solo un accordo, ormai, era qualcosa di più profondo, un legame che nessuno dei due aveva previsto, ed io non volevo che finisse mai.
Il profumo del gelsomino e della vaniglia era ormai parte della mia casa, della mia vita.
Ogni volta che sentivo il campanello suonare, sapevo che lei era lì, pronta a concedersi a me, pronta a farmi sentire vivo.
Io, con i miei capelli grigi e il mio corpo ancora scolpito, ero pronto a riceverla, ancora e ancora, in un ciclo di piacere e desiderio che speravo non avesse mai avuto fine.
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